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L'avanguardia americana dal Guggenheim al Palaexpò

L'avanguardia americana dal Guggenheim al Palaexpò

I movimenti artistici che si affermarono in America – soprattutto a New York - a partire dall’immediato dopoguerra, facendone il centro internazionale dell’arte moderna, sono oggetto della mostra "Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945–1980", che apre al pubblico al Palazzo delle Esposizioni.
 
Nel lungo periodo storico considerato, trentacinque anni, lo sviluppo dell’arte americana ha seguito (e a volte anticipato) le trasformazioni economiche, politiche, sociali e culturali in atto negli Stati Uniti.
 
La mostra, curata da Lauren Hinkson, dà conto di questi progressivi mutamenti partendo dall’Espressionismo astratto, elaborato già alla fine della seconda guerra mondiale, per poi indagare nelle tante e tanto diverse correnti artistiche che si sono susseguite, incrociate e sovrapposte: dalla Pop art all’Arte concettuale negli anni sessanta, dal Minimalismo al Fotorealismo nei settanta.
 
In questo clima di fervore artistico si inserisce il Solomon R. Guggenheim Museum che assume ben presto un ruolo centrale per il costante sostegno offerto agli artisti emergenti. I dipinti, le sculture, le fotografie e le installazioni ora in mostra a Roma, provenienti soprattutto dalla collezione permanente del museo di New York, riflettono da un lato i filoni di ricerca dei singoli curatori, collezionisti e studiosi, dall’altro l’evoluzione che il Guggenheim ha subito sotto la loro influenza, fino a diventare il punto di riferimento indiscusso per l’arte moderna e contemporanea internazionale.
 
Alcune delle opere esposte di Jackson Pollock e Arshile Gorky provengono dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, altre, come Barge [Chiatta] di Robert Rauschenberg, dal Guggenheim Museum Bilbao.
 
Il catalogo della mostra mette in rilievo il legame preferenziale che molti degli artisti in questione hanno avuto con Roma: da Robert Rauschenberg, che vi arrivò la prima volta nel 1952 per visitare lo studio di Alberto Burri, a Willem de Kooning, che vi si trasferì nel 1960, ma anche Sol LeWitt, Mark Rothko, Cy Twombly.

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