L'ultimo dei templari
di Luca Spina

La peste, le streghe, il male e la religione. Queste le tematiche de “L’ultimo dei Templari”, con protagonista Nicholas Cage. L’ambientazione di questo film forse vale più della qualità complessiva dell’opera.
Le guerre sante sono state reputate un modo poco onorevole per fare nuovi adepti religiosi: la violenza mal si sposa con l’amore che la religione cristiana, come tante altre, proclama.
La pensano così anche Behmen e Felson, due crociati del XIV secolo (interpretati da Nicholas Cage e Ron Perlman) che, dopo l’ennesimo spargimento di sangue innocente, decidono di smettere di uccidere per convertire i fedeli alla loro religione.
Se l’esercito dei crociati perde così due dei guerrieri più forti, la vita non concede loro di trovare pace e serenità, visto che si trovano dopo poco a dover scortare una presunta strega affinché le venga fatto un regolare processo.
Attorno alla figura femminile più antica e spaventosa delle leggende popolari, il film si contorna di una serie di poco gradevoli cadaveri caduti in seguito alla peste, forse causata proprio da queste donne malvagie capaci di fare magie terribili.
E’ qui che il film da il meglio di sé: l’idea della peste, delle streghe e del background narrativo che pesca dal fascino dei cavalieri e del medioevo, offre allo spettatore una scenografia ben fatta e priva di grosse sbavature.
Assistere a come la più virulenta delle malattie conosciute dall’uomo abbia fatto stragi di uomini, suscita ancora diverse ansie ed emozioni.
Sebbene il film purtroppo non approfondisca ma accenni solamente al legame che ci potrebbe essere tra la malattia e la maledizione delle streghe (idea conturbante che poteva alzare il valore dell’intero film), la presentazione di cadaveri putrefatti e di tematiche care ai fan horror di vecchia data, basteranno a far passare 90 minuti piacevolmente coinvolgenti.
Il film presenta anche un butterato Christopher Lee, che con il suo incredibile magnetismo riesce a dare un valore alla pellicola anche se morente in preda alla peste.
Anche un certo anticlericalismo pervade la sceneggiatura della pellicola. Anche se appena accennata, la piccola denuncia contro le assurdità della religione innalzano lo spessore di un film comunque avventuroso e adatto ad una visione spensierata.
Il resto del film è tutta una serie di opzioni scenografiche già conosciute: azione, violenza (senza esagerare) e, come ho scritto poc’anzi, horror di prima maniera, che coinvolgerà come nemici numero uno lo stesso Satana.
E qui inizia la parte meno piacevole de “L’ultimo dei Templari”. Il film, proprio prestando il fianco a scene da horror facile in salsa di computer grafica, rinuncia alle sue tematiche più convincenti, magari per invogliare il teenager di turno a gioire di fronte ad un paio di corna mefistofeliche.
Un peccato, perché se il regista Dominic Sena avesse creduto maggiormente nei buoni propositi che la sceneggiatura del film proponeva, avrebbe potuto sviluppare un pop-corn movie adatto ad una fascia d’utenza più variegata.
In questo modo “L’Ultimo dei Templari” è un film riuscito solo in parte, ma che di certo non rovinerà nessuna calda serata estiva per i suoi demeriti, ma instillerà comunque qualche piccolo disappunto nel cinefilo di turno, magari amante di queste cupe ambientazioni storiche.
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