Le amiche della sposa
di Luca Spina

Dal 19 agosto nei cinema, “Le amiche della sposa” è una riuscita commedia femminile che tratta diversi sentimenti, come l’amicizia, l’amore e il disagio di essere ancora single in una società che ci vorrebbe tutti accoppiati.
Non è facile fare la damigella d’onore della tua migliore amica, e lo è ancora meno se la sposa ha accanto un’altra donna che vorrebbe ambire a diventare la sua amica numero uno dopo pochi mesi di conoscenza.
In “Le amiche della sposa” Annie (Kirsten Wing) deve scontrarsi con la dura legge della gelosia, stavolta non in ambito amoroso ma in quello, sempre delicato e passionale, dell’amicizia.
Il film, diretto da Paul Feig, vuole mostrare su schermo come il sentimento dell’amicizia, anche tra donne, sia una cosa da prendere dannatamente sul serio.
Il copione del film non prevede solamente che la pellicola tratti delle disavventure amicali della protagonista, ma traccia anche un variegato percorso emotivo di Annie, che la vede protagonista di diversi comportamenti sbagliati e atteggiamenti importanti per la formazione della sua personalità.
Lo script si trova a suo agio in una sceneggiatura da commedia, che fa dei dialoghi e dei personaggi particolari il suo punto di forza.
La cosa ammirevole è accorgersi di come certi personaggi del film, a partire dalla nuova, antipatica e sfacciatamente ricca, amica della sposa, siano figure che durante il film sviluppano connotati caratteriali più complessi e umani.
La dimensione emotiva degli attori non è una facciata per farli apparire come macchiette in una commedia qualsiasi, ma serve a presentarli per poi raffigurare la loro intimità, o comunque parte della loro personalità.
Lungi dall’essere un film che possa apparire anche lontanamente intellettuale, “Le amiche della sposa” si presta però a costruire una commedia che è difficile che non susciti una reale empatia nelle avventure (e disavventure) sociali che la protagonista Annie si trova ad affrontare.
Una pasticceria chiusa per mancanza di soldi, una casa abitata assieme a due inquilini a dir poco particolari ed una puerile gelosia per la sua migliore amica di sempre, sono gli ingredienti esistenziali che porteranno Annie a capire come la sua vita dovrà cambiare.
Non mancherà l’amore, croce e delizia della sua vita, che manca del sentimento e offre solamente del buon sesso con un uomo che non vuole in alcun modo legarsi a lei.
Una catarsi di un paio d’ore scarse che denuncia alcuni guai che almeno ognuno di noi ha affrontato (o affronta) ogni giorno della sua vita.
La mancanza di un compagno fisso e il velato imbarazzo della protagonista per il suo status di donna ancora libera, rappresentano la ciliegina sulla torta, quest’ultima rappresentata da una società che spesso è atrocemente superficiale con chi ha meno fortuna nei rapporti affettivi.
Queste sei ragazze protagoniste dell’organizzazione per l’addio al nubilato e per il matrimonio della loro amica avranno ognuna uno spazio per tracciare le loro frustrazioni e le loro ragioni sentimentali.
Tutto questo quadro femminile potrebbe apparire poco adatto per un pubblico mascolino, ma non è così: i problemi di queste ragazze adulte sono solo il riflesso di comportamenti maschili ben precisi, oppure di sbagli troppo facilmente imputabili all’inadeguatezza degli uomini nei rapporti do coppia.
Come dire: attraverso le gesta femminili nel film si cerca di imparare di più sui rapporti affettivi anche dal punto di vista dell’uomo.
D’altronde conoscendo la diversità ci si migliora, e non fanno certamente eccezione le disparità fra uomo e donna, che poi molte volte sono così labili che portano spesso a pregiudizi sessuali inutili.
Questi ed altri temi tratta il film, in modo gradevole e provocando spesso alcune sonore risate che siamo abituati a fare osservando personaggi maschili nelle loro gesta erotiche.
Ora sullo schermo campeggiano alcune donne, e il risultato è migliore e più godibile rispetto ai due film di “Sex and the city”.
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