Capitain America
di Luca Spina

Anche per il fumetto ”Capitain America” è il turno di trasformarsi in un film ad alto budget con attori in carne e ossa.
La genesi di quest’eroe è descritta in modo ottimale in questa prima pellicola che sacrifica (parte) dell’azione per mettere l’eroe al centro dell’attenzione assieme ai suoi sentimenti.
Che i fumetti e gli eroi descritti all’interno delle loro pagine siano una cosa da prendere sul serio è ormai cosa nota: il cinema da anni dedica loro fama ed ottimi film, che mai si immaginava di poter vedere solamente pochissimi anni fa, quando sul televisore (poche volte sugli schermi dei cinema), campeggiavano riproduzioni mal adattate per il cinema, con protagonisti attori nerboruti vestiti con calzamaglie aderenti che lasciavano poco spazio all’immaginazione.
Sono tempi positivi per tutti i fan dell’arte del fumetto americano, tempi che offrono decine di pellicole non solo girate bene grazie al loro budget, ma che vogliono racchiudere l’essenza dell’eroe descritto anche attraverso le sue emozioni.
Ci ha già provato quel Brian Singer regista della saga degli Xmen con l’ultimo film dedicato Superman, e ora anche questo “Capitain America” non vuole cedere alla tentazione di surriscaldare qualche computer per offrire centinaia di effetti speciali in tre dimensioni, ma rappresentare anche un profilo emotivo del personaggio e del suo passato.
Il nostro futuro eroe, Steve Rogers (Chris Evans) ha il grande desiderio di poter combattere a fianco della sua nazione. Sono i tempi difficili della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo, e l’America richiama a gran voce giovani soldati.
Steve però non riesce ad arruolarsi, il suo fisico è fragile e soffre di diverse patologie non adatte ad un soldato.
Quello che non riesce a dimostrare con il suo fisico però lo fa la sua grande forza d’animo e la sua innata onestà: Steve è un gentiluomo, pronto a sacrificarsi e a proteggere i più deboli.
Queste sono doti che lo faranno diventare il candidato per un esperimento che lo trasformerà in un essere umano dalla forza e agilità fuori dal normale.
Un vero eroe, quello che deve dare ascolto al suo cuore piuttosto che ai muscoli, proprio come gli insegna il suo “creatore”, un convincente Stanley Tucci nella parte dello scienziato Abraham Erskine.
Sebbene sembri il contrario, la retorica non la fa da padrona in questo film, perché riesce ad essere piacevolmente coinvolgente grazie alle battute di spirito che il film offre fra i suoi intermezzi di azione.
Gran parte del film è proprio dedicata alla nascita di Capitain America e al modo in cui nasce questo eroe. Un’operazione che cerca di privilegiare i fan del fumetto degli anni ’40, ma che potrebbe rischiare di annoiare tutti coloro che invece vogliono gustarsi un film con tanta azione e effetti speciali.
Capitain America non può essere giudicato un vero e proprio “pop-corn” movie: sebbene le tematiche affrontate siano fantastiche e non prive del gusto per la fantascienza, prima che entri in azione il nostro eroe nella sua tuta e con il suo scudo dovremo quantomeno aspettare la seconda metà del film.
Questa scelta narrativa vuole sottolineare quanto sia importante presentare l’uomo dietro il super eroe, con la coscienza che questo sia solo il primo film di una lunga serie di lungometraggi che lo vedranno combattere per difendere la giustizia e l’America.
Insomma, c’è tempo per l’azione, le sparatorie ed il fumo su schermo.
E’ normale quindi che lo spettatore che si avvicini a queste tematiche, privo di qualsiasi conoscenza del personaggio, possa trovare la narrazione a tratti poco stimolante, complice il fatto che il protagonista debba gran parte del suo appeal alla forte componente nazionalista americana.
Forse questo sarà il problema minore, visto che ognuno di noi oramai si sente legato alla cultura americana, ma resta consigliata la visione soprattutto a tutti coloro che apprezzano la Marvel in generale e il personaggio in particolare.
Gli effetti tridimensionali non giustificano in alcun modo il prezzo maggiorato del biglietto, altra questione da escludere se un potenziale spettatore volesse accostarsi al film per godere di questa antichissima tecnologia ammodernata con piccoli accorgimenti tecnici.
Capitain America è un altro buon film di un personaggio Marvel, che forse soffre della sindrome dei seguiti già calcolati nel mondo del cinema, che lo presentano quindi come un classico “capitolo iniziale” che offrirà maggiori coinvolgimenti prossimamente.
E il finale, da come appare, sembra proprio confermare questa ipotesi.
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