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Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco

Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco

Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco

Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco

Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco

Allo spazio della Pelanda, in  Piazza Orazio Giustiniani 4, si è trasformata in un grande varco temporale.
La mostra vuole far conoscere le origini tecnologiche, ed anche concettuali, del videogioco a partire dal 1958, data in cui un oscilloscopio simulava una sorta di partita a tennis, fino agli anni 1985, protagonisti dell'ascesa dei computer Commodore e dell'inizio dell'affermazione del videogioco nella cultura pop.
L'occasione si è presentata durante questi giorni, grazie alla mostra chiamata “GameZero 5885”, organizzata da AIOMI, il Movimento per la Cultura del Videogioco